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Storia
La rivista dagli anni ’50 a tutt’oggi ha segnato la presenza, a livello nazionale e internazionale,  dell’Università degli studi e della stessa città di Perugia nel campo dell’educazione sanitaria, della  prevenzione e della promozione della salute.   Lo sviluppo culturale e concettuale del percorso dalla prevenzione alla promozione hanno  accompagnano i cambiamenti nel titolo della testata, raccogliendo la sfida dell’OMS Health in all  policies: 1. L’Educazione sanitaria (dal 1956 al 1977).  2. Educazione sanitaria e medicina preventiva (dal 1978 al 1987).  3. Educazione sanitaria e promozione della salute (dal 1988)  4. Sistema salute: la rivista italiana di educazione sanitaria e promozione della salute (dal  2012)  Nel 1956 la rivista L’Educazione sanitaria nasce come periodico ufficiale del Centro Sperimentale  per l’Educazione Sanitaria (CSES), sorto gli auspici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e  dell’Alto Commissariato Italiano per l’Igiene e la Sanità, con la direzione di Alessandro Seppilli.  “Si è pensato - data l’enorme importanza che biologia e scienze mediche, in armonica sintesi,  hanno acquistato nell’epoca presente per il progresso e il benessere dei popoli - che non fosse  inopportuno fondare un periodico il quale, delle loro acquisizioni, si faccia divulgatore presso  educatori, sanitari, amministratori, e cioè presso tutte le categorie cui deve essere affidato,  sempre più impegnativamente, il compito della formazione di una coscienza igienica nei cittadini  del nostro Paese.”… “La nuova rivista pone naturalmente alla base del suo programma la  collaborazione delle persone e degli enti interessati al problema, perché, con il loro contributo,  vogliano partecipare alla buona riuscita di questa iniziativa” (Seppilli  A, presentazione,1956).  "L'Educazione Sanitaria è un intervento sociale, che tende a modificare consape-volmente e  durevolmente il comportamento nei confronti dei problemi della salute. Essa presuppone la  conoscenza del patrimonio culturale del gruppo discente e la focalizzazione dei suoi interessi  soggettivi, e richiede la rimozione delle resistenze opposte dal gruppo stesso all'intervento"   (Seppilli A, 1958). Tale definizione, che farà da filo conduttore per la politica della rivista,  scaturisce dai primi rapporti di collaborazione tra igienisti e cultori di altre materie (l’antropologia  culturale) e ingloba l'acquisizione di alcuni elementi di fondo non presenti nella cornice  concettuale della e.s. storica, quali la consapevolezza dell'azione sociale, l'importanza della  “cultura" e la necessità di focalizzare "gli interessi" o "le resistenze" per il cambiamento. In questa prima fase il CSES e la sua rivista intervengono attivamente nel movimento per la  riforma sanitaria. È  in questo clima che matura la legge 833 che istituisce il Servizio sanitario  nazionale (1978).  Dal 1978 acquistano sempre maggiore spessore le problematiche organizzative dei servizi  sanitari pubblici a livello nazionale e internazionale, man mano che entrano in vigore le riforme  sanitarie di “seconda generazione” (Italia e Spagna) e che l’OMS ritorna in campo come  protagonista del movimento per la tutela della salute, sulla base del preambolo allo Statuto del  1948 rafforzato nel 1978 dalla dichiarazione di Alma Ata sull’assistenza sanitaria di base.   Cresce il ruolo del CSES come punto di riferimento per l’Italia, anche grazie a iniziative condotte  in collaborazione o per conto della Regione Umbria, una delle regioni di punta per l’attuazione del  servizio sanitario nazionale. Ma cresce anche il ruolo del CSES in campo internazionale: ospita  per due turni (1985 – 1991) l’Ufficio Europeo dell’Unione Internazionale di Educazione Sanitaria,  organizza la I Conferenza europea di e.s. a Madrid (1987), cui segue nel 1990 la seconda a  Varsavia.   “Abbiamo ritenuto, pertanto, di evidenziare, già in te-stata, lo stretto rapporto fra educazione  sanitaria e medicina preventiva, arricchendo anche nei contenuti della ri-vista la parte applicativa,  più direttamente orientata alla prevenzione e alla messa a punto degli strumenti tecnici,  organizzativi e conoscitivi, che meglio possano corrispon-dere a tale scopo.  Vorremmo anche aumentare la diffusione del nostro sforzo, soprattutto in tre direzioni: nella  scuola, nei servizi socio-sanitari e fra gli amministratori della cosa pubblica a tutti i livelli, che  hanno il compito di tradurre in atti concreti tale sforzo, favorendo la presa di coscienza del paese  delle innumerevoli possibilità che si offrono alla sua di-retta gestione della salute, in tutti i campi”   (Seppilli A, editoriale, 1978)   Dopo la Conferenza di Ottawa, nel 1986, la Rivista aderisce al movimento culturale mondiale e  alla nuova strategia di sanità pubblica della promozione della salute. Una rivoluzione che porta la  prospettiva scientifica allo studio dei determinanti di salute.  “Cosa costruisce la salute?” si domanda Ilona Kickbush?  Si amplia di conseguenza l’ottica intersettoriale e l’azione di tutti i settori della società in linea con  l’indicazioni OMS Health in all policies. L’interesse della rivista è attratto sempre più dalle strategie di tutela della salute basate sulla  centralità della persona e sui coinvolgimenti a livello di comunità.   La salute si crea nei luoghi di vita e di lavoro. Si sviluppano studi, ricerche ed esperienze sui  contesti: luoghi di lavoro, città, scuole. Nascono in questi anni i network internazionali Urban Health/ Healthy Cities, Health promoting  Schools/ School for Health, European Network for Workplace Health Promotion.  Preminenti divengono le problematiche ambientali, assieme ad una prima apertura alle questioni  economiche.  Alessandro Seppilli, ancora direttore responsabile della Rivista, istituisce la Fondazione Angelo  Celli per una cultura della salute, oggi editore della Rivista, a testimonianza della volontà di  continuare, soprattutto attraverso il periodico, a promuovere una cultura della salute nel singolo e  nelle istituzioni. Nel 2012 l’ultimo cambiamento si rende necessario per gli sconvolgimenti che hanno travolto i  delicati equilibri su cui in qualche modo si reggeva l’intero sistema mondiale e quindi anche lo  stato di salute delle popolazioni, la sanità pubblica, i servizi sanitari.  Un modo per rispondere alla  globalizzazione, alle politiche neo-liberiste che hanno comportato il peggioramento di tutti gli indici  di salute della maggior parte dei Paesi nel mondo – con poche eccezioni –, l’aumento  esponenziale delle disuguaglianze fra e all’interno dei Paesi, l’allargamento di nuovi flagelli  infettivi, la disgregazione di interi contesti sociali, ma anche la lotta fra etnie e religioni.  Un mutato e articolato scenario, non ancora definitivamente esplorato e studiato, anche per la  velocità con cui si modifica, richiede che i problemi della salute, traguardo per molti sempre più  lontano nonostante tutti i progressi sul piano scientifico e tecnologico, non possono essere  affrontati e possibilmente risolti se non “facendo sistema” fra tutti gli insiemi che compongono la  società moderna, sempre più complessa, interconnessa con i mezzi di comunicazione ma  totalmente dissociata nei programmi e nelle direzioni dello sviluppo.  E dunque il nuovo titolo Sistema Salute e il sottotitolo La rivista italiana di educazione sanitaria e  promozione della salute che ci riconduce alle radici della nostra storia, rimanendo l’educazione  sanitaria e la promozione della salute temi di fondo, la specificità dei contenuti affrontati da  sempre dalla rivista.  Una continuità che testimonia la storia della rivista e del Centro Sperimentale per l’Educazione  sanitaria dell’Università degli Studi di Perugia, i suoi obiettivi di mantenere alta la difesa del diritto  alla salute, attraverso la diffusione sulle sue pagine di studi, ricerche, esperienze. 
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